Rena, ginestre e sole
avanti il mare
scorcio tra rami aperti
come una parete
da cui pendessero
macigni e fiori
vita di stupore verde
prima del largo
Omaggio al libro che più ho amato
Oltre si, le notti e i giorni
al di là del cielo
quando gli occhi abbassano le palpebre
le ginocchia stringono, loro
Oltre la fronte misera
corde vocali
al di là di Kant, degli antenati
guglie, cenacoli
Al di là di un utero
scorrere e scorrere
di sponde
duemila anni, essi dimenticati
L'altra sera, e l'altra sera prima
nei giorni antecedenti
e gli anni indietro ancora
quante schiume, pacchetti
a scorrere sulle nostre pelli
profumate, giocosi
leviganti
quanti abeti
pranzi, programmi
mentre il viaggio
bianco, in giallo rosso nero
davanti ad un grumo di farina
riga gli occhi
io, lo lavo via
Mentre tu vaghi
nell' orticello di seta, poti gerani
raccogli mandoleviole denticariatidi
sul mezzogiornodifuoco
mentre il cotone arranca, prosciuga
l'azzurro lasciando spettri di uominisimili
apocalissi di barche
sul lago di Aral
mentre i cammelli di sale impregnano
dei loro martiri il cielonero
di nuvole
e i predicatori predicano
di composti e concatenazioni
preposizioni a precedere
voglio il mio un tuffo ad angelo
regina di Saba
Giorno che t'imprimi
mondo falsonudo
i tuoi minimi colori
del tuo comprensibile onde
che mi fai vedere
soltanto ciò che vuoi
ch'io veda
buia amica notte
con il tuo aiuto
senza stelle, senza luna
irreprensibile
porta
Se, tornando, potessi
lungo i sentieri
del mio scalpo potessi
sopra uno sputo di vento
scarlatte terrazze di fango, altre lune
soli perpendicolari, calce bianca, tapee
potessi, oltre le estremità dell'oltre
la mia, la tua resistenza
farti volare con Pegaso
negli abissi
di un sorriso
al largo di una cima celeste di un iceberg
divelto
fremere, nuovamente
Sbatti, sbatti, sbatti
il becco fra le strette sbarre
come un codarossa nella gabbia bianca
mi guardi
come a sognare il petto, la testa, la coda
gialla volar via
sugl'alberi
Oui, la vie en rose
Si, quando tu vieni notte
l'ebbrezza a giocarti, istante eterno
quando trascini, giocandole a dadi
le stelle già perdute
non vedi altro
che sensi primariamente
polvere non sorretta dal tempo
dallo spazio
graffiti su tele ad inciderti
forse
cose, persone, memorie
mia vergine anima
Veniva a trovarmi una stella
sotto la neve soffice soffice
a lei chiedevo se fosse di seta
le chiedevo se fosse una stella
chiedevo per quanti anni ancora
sarebbe caduta quella neve
la stella giocando di nascosto dal cielo
ripeteva sciocca che non lo sapeva