Tratti, ciglia sfumate
iridi
persa volumetria
venti che m'accarezzano
nel franto, d'oro
in questa volta
viola
Tu mi dicesti con quegl'occhi
sereni
con quel manto di segni
ciò che attendevi
in quel mattino il vero
un forse eterno connubio
di terre diverse
e rese commovente come Sirio
la mia tenerezza
quella nausea improvvisa
come mai
t'avevo visto
Mi sconfiggono
dai misteri
danze fantasiose di ippocampi
sottomarine
voli nuziali delle api aeree
i sabbiosi connubi degli scorpioni
i parti arborei
c'erano, i cassonetti ?
cosa vorrà dire, la monogamia ?
Rancorosa di amori e sussulti spenti di già
balzi oltre la cortina fiammeggiante
di un cuore t'aggrappi
stanca, tracimare di carni
oh quanto sarebbe necessario
raffreddarsi e voltarsi dalla parte
giusta dell'orizzonte
oriente dove le veline nascono, e muoiono
cortei di ombre, apparenze soliste
Non vedo, non vedo gridai
quella notte
ero cieco ?
ti eri gettata su di me, una furia
le cosce possenti
che rombavano, rase flettevano
i profumi dell'aria
in un canto di petali
non vedo, non vedo
ti costrinsi a gridare
in quella lampante notte
mentre il sangue urgeva
apoplettico
si estendeva
a pistilli lamanti
il breve sonno ristoratore
e la finestra dell'alba
le tende della brezza
quattro occhi sognanti
perduti laggiù
chi li avesse veduti
Distonie di spazi questi rami
bianchi
infusi (in)fango
quand'eravate
furore puro ad elevarvi
in cielo
quando Lilith
se ne riempì, virginea
le labbra
prima ancora che la figlia / il pomo
eccedenza di senso
pugnalasse
Dio, Dio mio la mia ignoranza
ne morirò, sono
ancora, allo stadio meccanicistico
pur avendo passato metà della mia vita
ho guardato la tua bocca stamattina
per scoprirti le labbra ignude
per capire
tu, felice ignorante sconosciuta
come me / hai mosso l'onda dei fianchi
hai sorriso
eppure
Che cosa conta, quando
un gradino è di troppo
la battuta mi muore
il vento ti scompiglia i capelli
non li posso toccare
quando
cosa conta questa vita
ti ho nella gola
Ho, che mi scorre, questo mare in piena
senza fugacità, sollevarsi fin sulle stelle
soli
percuotere di tempie
polsi
potrei temere tutto in quei momenti
di terribilità
ho, d'altro canto, momenti in cui
basta uno sguardo, un cenno
per rasserenarmi
le ore più notturne
vulnerabile, quest'onda della sera