D'origami vermiglio e neri
di nebbie diffuse
il tempo sorvola, di grida
in silenzi
lasciando in me cicatrici
di lune
sorrisi ammantati
i più pieni
e tu mi chiedi, Maritornes
di essere vergine
M'imbelletto, m'inciprio
voglio fare il ricchione
metto tacchi e balzello
qua e là nella stanza
davanti allo specchio
m'arrossetto
e mentre felice giravolto
immaginando d'esser dolce e morbido
un babà da piegare
a sogni e desideri
la caviglia all'improvviso stravolge
finisco lungo e steso ma per terra
con l'occhio tonìto
bozza tanta dal comò
no, no ! Ricchione no !
Io non so, non so davvero perché
sparire
tu ed io, coda di comete
il nostro amore
l'occhio smaltato che si voltò
gli strass che caddero
nel viale di un organico
settembre viennese
potessi io dire
e fare
dal cielo
le stelle non sparirebbero mai
E noi s'andrà folli
e martirizzati
per la polvere d'un golgota
spento, ridendo
le unghie scarnite fino ad avere
le natiche flaccide
vene irretite
tra olivi e orti novelli
bocche orripilanti
mutande scalzate
universale immenso ipermercato
a rivoltare tra mucchi di ventri umani
fermi immagine fioriti di effluvi
completi e felici
cercando quel tempo perduto