Si, camminando dune
cullando
ebbri d'oblio
il profondo e il nulla
smeraldo
dimmi tu
di onde fluorescenti
nella sera
un bacio
che si perde
Un predicato d'aria
che sbatte, e vola via
da scuri dipinti di marrone
screpolati, come pietre bianche
senza cemento
quel poggio laggiù
che non vedo, nascosto com'è
da una foresta di steli
abbandonati
lo sento, lo chiamo quel vento
e lui torna lento
a raccontarmi di animali
di favole
di polli dal becco giallo
bocche trasognate
Oh, giavellotti, oh frecce
incandescenti, palle rotanti,
asce, bighe micidiali
portaerei, oh bombardieri
leopard, cacciatorpedinieri
missili, argentei senza scampo
si trasformassero le mie labbra
la lingua,
e l'ugola caio cesare,
la rapidità, la visione, l'agire:
per dirvi come
si dovrebbe far presto,
cambiare i comandanti,
sulla terra, riportarci
l'uomo,
cos'altro ?
Ossìmoro l'uomo
nell'eternità di un amore credente
da lui non discende
Ossìmoro la donna
che nelle more spera
da lei non dipende
Fave e mandorleti
ciò che a te allergico
stanno / a me donavano
perenni eruzioni
di sangue recluso
bianche lenzuola
di cenere e viti
da potare / la mia diletta
cugina in mezzo
a racemi reclina
ancora fanciulla
un mondo di donne
a sé stanti
baffute e nere / inclini
a deliziarti con celate
battute / Ussaramanna
persa / dolce e assolata
che grande vuol dire
di cento anime appena
disseminata dalla cassa
armonica di una risonanza
sul cippo della chiesa
dal manomusul / che della
vie en rose il nome
ignorava / conosceva
la tastiera